Rafforziamo la Garanzia per i Giovani

La disoccupazione giovanile rappresenta oggi uno dei maggiori problemi del nostro Paese: circa il 40% delle persone comprese tra i 15 e i 25 anni in Italia non riesce infatti a trovare un impiego. A destare ancora più preoccupazione sono tuttavia i dati riferiti ai cosiddetti NEET (Not in Education, Employment or Training), cioè i giovani che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in alcun percorso formativo. Secondo gli ultimi dati Eurostat si trovano in questa condizione il 29,5% dei giovani nella fascia di età compresa tra i 20 e i 25 anni e il 28,9% in quella 25-29 anni. Per arginare questo fenomeno l’Unione Europea ha scelto di varare la Youth Guarantee, la cosiddetta Garanzia Giovani che nel nostro Paese partirà nei primi giorni di maggio.

L’obiettivo della Youth Guarantee è quello di assicurare alle persone con meno di 25 anni che vivono in regioni con tassi di disoccupazione giovanile superiori al 25% un’offerta qualitativamente valida di lavoro, di proseguimento degli studi, di apprendistato o di tirocinio entro 4 mesi dall’inizio del periodo di disoccupazione o dall’uscita dal sistema d’istruzioneLa Youth Guarantee, finanziata dal Fondo Sociale Europeo, prevede uno stanziamento di 10 miliardi di euro l’anno per il periodo 2014-2020 che potranno essere utilizzati dai governi degli stati membri, mediante piani attuativi nazionali, per realizzare ampie riforme strutturali che aumentino l’efficacia del sistema educativo e facilitino il passaggio scuola-lavoro, potenzino i servizi per l’impiego e per la formazione professionale, migliorino le condizioni dei giovani all’interno del mercato del lavoro. Al nostro Paese attualmente sono stati destinati 500 milioni di euro, che si integreranno nel piano nazionale da 1,5 miliardi messo in campo da Stato e Regioni.

La Youth Guarantee rappresenta certamente una strada fondamentale per dare un futuro ai nostri giovani, ma prevedeva un limite non indifferente: le misure di sostegno potevano infatti essere erogate fino a 25 anni di età. Il sistema educativo italiano, per come é strutturato, determina significativi ritardi rispetto ad altri Paesi UE in termini di ingresso nel mercato del lavoro. Questo fattore è legato principalmente alla maggior durata delle scuole superiori, ma anche all’articolazione del nostro sistema accademico (il famoso 3+2). Basta guarda l’età media in cui viene conseguita la laurea – 25,6 anni solo per la laurea triennale e 27,7 anni per la laurea magistrale biennale – per comprendere come la Youth Guarantee rischiasse di non produrre gli effetti sperati. Per fortuna e il governo italiano ha chiesto e ottenuto all’Unione che l’età massima potesse essere innalzata fino a 29 anni, creando i presupposti affinché anche nel nostro Paese la misura porti buoni frutti.

Il prossimo obiettivo deve ora essere l’estensione della Garanzia Giovani fino a 29 anni anche in chiave europea, in modo da indirizzare verso il nostro Paese maggiori risorse provenienti da Bruxelles. In secondo luogo bisognerà agire affinché aumentino le risorse messe a disposizione degli Stati Membri da parte dell’Unione, che seppur cospicue rappresentano solo un primo, piccolo passo verso la soluzione del problema. Bisogna infatti agire in fretta onde evitare di perdere definitivamente quella generazione di etá compresa tra i 25 e i 29 anni che diversi dati indicano come la più danneggiata dalla recessione. Molti di questi giovani sono infatti usciti dal percorso di studi nel pieno della crisi economica ritrovandosi disoccupati o impiegati saltuariamente, svolgendo lavori di breve durata e scarsa qualità formativa. Queste persone non solo si ritrovano escluse dal sistema di ammortizzatori sociali (che richiede requisiti minimi molto difficili da soddisfare in una situazione di discontinuità lavorativa), ma rischiano di essere escluse anche dalle misure di sostegno previste dalla Garanzia per i Giovani, che potrebbero fornire risposte rapide e incisive alle conseguenze della crisi occupazionale giovanile.

 

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