Il mio programma

 

Tra un mese ci saranno le elezioni europee e questa volta non si tratterà di una consultazione come tutte le altre ma di un vero e proprio referendum sull’Europa. L’incapacità di porre in essere una reale politica comune ha allontanato l’Unione Europea dai propri cittadini, che la sentono sempre più distante e dai loro problemi quotidiani. L’impulso positivo da cui partirono De Gasperi, Shuman, Adenauer e tutti gli altri “padri fondatori” che oltre sessant’anni fa diedero vita all’Europa Unita oggi sembra quasi del tutto scomparso.

Negli anni l’Europa ha compiuto tanti passi avanti – il mercato unico, l’abbattimento delle frontiere interne, la moneta unica, la cittadinanza europea – che hanno determinato benefici evidenti e indiscutibili, ma la crisi sembra aver spazzato via gran parte degli sforzi compiuti sulla strada dell’integrazione. E così Bruxelles e Strasburgo sono percepite sempre più come le capitali di una burocrazia distante, tecnocratica e, per certi versi, tiranna. Gli euroscettici giocano su questa situazione di difficoltà delle istituzioni europee e una loro affermazione potrebbe condizionare pesantemente quello che con così tanta fatica è stato finora costruito.

Perché allora scommettere ancora sull’Europa? Che motivo abbiamo di sostenere un’entità che non ci fa percepire un senso di appartenenza, ma al contrario ci fa spesso sentire ostaggi di altri Paesi, rinchiusi in un’arena dove sembra valere solo la legge del più forte? Partendo dal presupposto che l’Europa non è perfetta, e che sono tanti gli elementi che occorrerebbe correggere, mi sono risposta individuando alcuni fatti innegabili di cui troppo spesso ci si dimentica:

1La creazione dell’Europa unita ha determinato il periodo di pace, benessere e prosperità più lungo della storia del nostro continente. Dopo la tragedia della seconda guerra mondiale nessuno avrebbe potuto scommettere sul rilancio dei Paesi europei, devastati e distrutti dal conflitto, eppure così è stato.
2L’Unione affonda le sue radici in alcuni grandi principi propri della cultura europea – il valore della persona, la concezione positiva del lavoro, l’idea stessa di libertà, il concetto di bene comune – che non sono rintracciabili tutti insieme in nessun’altra cultura.
3L’Europa è stata in grado di sviluppare, nelle sue diverse articolazioni, un sistema di protezione sociale strutturato e peculiare che ha determinato un progresso umano e sociale non ravvisabile in nessun’altra parte del mondo.

Proprio l’aspetto sociale rappresenta oggi un punto fondamentale da cui ripartire per cambiare profondamente l’Europa, per risvegliare lo spirito originario da cui è nata, per riportarla vicino ai bisogni dei suoi cittadini. La ristrutturazione dei modelli di welfare, lo sviluppo di misure che sostengano il volontariato e la società civile, la definizione di politiche migratorie e di accoglienza chiare e condivise: questi sono gli elementi su cui oggi occorre scommettere.

  Inclusione sociale e contrasto alla povertà alimentare

 – Politiche per la famiglia: più conciliazione e attenzione per le donne

 – Puntare sulla forza delle persone: maggiore sostegno al volontariato

 – Immigrazione e accoglienza: regole chiare dentro e fuori l’Unione

– Rafforziamo la Garanzia per i Giovani 

 

Lascia un commento