Inclusione sociale e contrasto alla povertà alimentare

 

I dati Eurostat indicano che circa 125 milioni di persone in Europa sono oggi a rischio povertà. La cosa più preoccupante è che non si tratta più solamente di soggetti appartenenti alle cosiddette categorie a rischio, ma di centinaia di migliaia di persone che – principalmente per ragioni legate alla crisi – stanno scivolando in condizioni di indigenza prima impensabili, privi delle risorse necessarie al proprio sostentamento primario. Uno dei problemi più gravi in questo senso è quello della povertà alimentare. In pochi ne parlano, ma sono milioni le persone che ogni giorno non riescono più a rispondere a bisogni considerati essenziali, arrivando a soffrire la fame anche nelle Nazioni più avanzate dell’Unione: solo in Italia si stima che il loro numero superi i 5 milioni di unità.

Per combattere questo fenomeno l’UE ha recentemente varato il FEAD, un nuovo fondo da 3,5 miliardi di euro che permetterà agli indigenti europei di accedere più facilmente a cibo, assistenza di base, beni e servizi essenziali nel periodo 2014-2020. L’obiettivo è quello di sostenere le persone più svantaggiate per aiutarle a uscire dal circolo vizioso determinato dalla povertà estrema. Negli intenti della Commissione il FEAD risponderà a quella gamma di bisogni attualmente non coperti dal Fondo Sociale Europeo (FES), permettendo alle persone più svantaggiate di compiere i primi passi sulla strada dell’inclusione sociale. Il fondo contribuirà alla realizzazione della strategia Europa 2020, che mira a  ridurre il numero di persone in situazione di povertà o a rischio di povertà ad almeno 20 milioni entro il 2020.

Di fronte all’aumentare dei rischi e bisogni sociali dei cittadini la strada tracciata dall’Europa rappresenta senza dubbio un modello da seguire.  L’obiettivo deve essere quello di articolare e rendere più incisive le modalità di intervento e d’aiuto ai più bisognosi, semplificando ove possibile norme e procedure che consentono il recupero delle eccedenze alimentari. Il nostro Paese in questo campo potrebbe svolgere un ruolo significativo: l’Italia possiede una legislazione molto più avanzata di tutti gli altri Paesi UE, cosiddetta legge del Buon Samaritano, che potrebbe essere tranquillamente presa ad esempio in tutta Europa.

 

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