Perché ha ancora senso credere nell’Europa?

 

Che motivo abbiamo allora di sostenere un’entità che non ci fa percepire un senso di appartenenza, ma al contrario ci fa spesso sentire ostaggi di altri Paesi, rinchiusi in un’arena dove sembra valere solo la legge del più forte? Partendo dal presupposto che l’Europa non è perfetta, e che sono tanti gli elementi che occorrerebbe correggere, mi sono risposta individuando alcuni fatti innegabili di cui troppo spesso ci si dimentica:

1. La creazione dell’Europa unita ha determinato il periodo di pace, benessere e prosperità più lungo della storia del nostro continente. Dopo la tragedia della seconda guerra mondiale nessuno avrebbe potuto scommettere sul rilancio dei Paesi europei, devastati e distrutti dal conflitto, eppure così è stato.
2. L’Unione affonda le sue radici in alcuni grandi principi propri della cultura europea – il valore della persona, la concezione del lavoro, l’idea della libertà, il concetto di bene comune – che non sono rintracciabili tutti insieme in nessun’altra cultura.
3. L’Europa possiede un sistema di protezione sociale strutturato e articolato che ha determinato un progresso umano e sociale non ravvisabile in nessun’altra parte del mondo.

Proprio l’aspetto sociale rappresenta oggi punto fondamentale da cui ripartire per cambiare profondamente l’Europa, per risvegliare lo spirito originario da cui ha tratto origine, per riportarla vicino ai bisogni dei suoi cittadini. La ristrutturazione dei modelli di welfare, lo sviluppo di misure che sostengano il volontariato e la società civile, la definizione di politiche immigratorie e di accoglienza chiare e condivise: questi sono gli elementi su cui occorre scommettere.


Il mio programma

Inclusione sociale e contrasto alla povertà alimentare

Politiche per la famiglia: più conciliazione e attenzione per le donne

Puntare sulla forza delle persone: maggiore sostegno al volontariato

Immigrazione e accoglienza: regole chiare dentro e fuori l’Unione

Rafforziamo la Garanzia per i Giovani 

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