Malattie croniche

La gestione delle malattie croniche (cardiopatie, ictus, cancro, diabete, malattie respiratorie croniche, disturbi muscolo-scheletrici, difetti della vista e dell’udito, malattie genetiche) impegna il 70% del bilancio sanitario della Lombardia e coinvolge 3,5 milioni di cittadini. Si tratta di numeri imponenti che cresceranno ulteriormente nei prossimi anni a causa delle dinamiche demografiche e al relativo invecchiamento della popolazione.

La giunta di centrodestra verso fine legislatura ha presentato un modello di gestione della cronicità basato su idee valide e condivisibili, ma che così come è impostato presenta rischi evidenti di insostenibilità e inadeguatezza delle risposte. Capiamoci meglio. L’idea è la presa in carico globale della singola persona con un piano individualizzato per il suo bisogno di cura. Si tratta di una impostazione che è stata attuata con successo in altre regioni (Veneto, Toscana, Emilia Romagna) ma gli amici del centrodestra non tengono conto che in questi contesti il modello sanitario risulta decisamente differente da quello lombardo. Si tratta infatti di sistemi a prevalenza pubblica, con una effettiva attuazione della medicina di territorio (che è dove la grande maggioranza dei malati cronici dovrebbe essere curata), che prevedono leve organizzative ed economiche per gli attori coinvolti (medici di base e specialisti) e che, soprattuto, sono diventati efficienti ed efficaci solo grazie a un lavoro durato anni.

La proposta del centro destra lombardo ha enormi limiti, come l’incertezza sul sistema di tariffazione – cambiato in corso d’opera e che ancor oggi costituisce una grave incognita che può minare la sostenibilità generale del sistema – e l’adesione limitata e a macchia di leopardo dei medici di medicina generale. Così la rivoluzione positiva per i malati cronici, che dovrebbe garantire le cure meglio rispondenti ai bisogni individuali di salute, rischia di rivelarsi solo una lettera recapitata a casa (come è avvenuto a centinaia di migliaia di lombardi) e l’ennesima promessa non mantenuta.

Su questo tema Giorgio Gori propone di applicare un modello già sperimentato, che può garantire efficienza ed efficacia attraverso:
– l’affidamento al medico di medicina generale del ruolo strategico di “gestore” del modello, responsabile primo della salute di tutti i suoi pazienti con una o due patologie croniche (escludendo i 150mila cittadini con tre o più patologie che già oggi sono di fatto in carico alle Aziende sanitarie o alle RSA);
– l’incentivazione delle cooperative dei medici “gestori”, anche tramite l’offerta di servizi gratuiti (infermiere, servizio segreteria).

In proposito c’è già una positiva esperienza lombarda, nata nel 2011 con Formigoni e tuttora attiva. Si tratta del CREG (Cronic Related Group) un progetto sviluppato su
cinque territori della regione che ha registrato una adesione apprezzabile dei medici di base e dei pazienti coinvolti, con risultati positivi in termini di esiti di salute e sostenibilità economica. Si tratta di un modello organizzativo di presa in carico dei malati cronici che prevede un piano di cura individualizzato, gestito dal medico di base per assicurare la continuità del percorso assistenziale extra-ospedaliero del paziente (anche tramite servizi di telemedicina). Un modello che funziona, ora, e che Gori propone di adottare per tutto il sistema regionale, estendendolo su tutti i territori e a tutte le patologie

Anche in questo caso, dunque, l’obiettivo non è stravolgere nulla ma #FareMeglio

#VolaColombo #Lombardia2018

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