A proposito di buono scuola

Consiglio di dare un’occhiata alla lettera inviata da Giorgio Gori a Il Sussidiario.net, in cui mi pare emergano diverse cose interessanti:

– la “piena consapevolezza del valore dell’offerta formativa delle scuole paritarie” e la volontà di mantenere il sistema della dote scuola “per garantire veramente la libertà di scelta alle famiglie lombarde”

– un fatto di cui in giro si parla poco: negli ultimi 5 anni di governo leghista gli stanziamenti per il Buono Scuola sono passati da 56 a 20 milioni di euro (-65%)

– la volontà di aumentare (e non diminuire o addirittura eliminare, come sosteneva qualcuno) le risorse destinate al Buone Scuola

– la scelta, che io condivido pienamente, di destinare tali risorse a chi si trova in una situazione economica più fragile, cioè erogando il beneficio alle famiglie con un indicatore Isee fino ai 30.000 € e incrementandolo contestualmente per le fasce di reddito più basse “così da coprire praticamente per intero la retta di frequenza”

– la promessa di un intervento graduale: “così da non andare a penalizzare le famiglie che hanno fatto già negli scorsi anni la scelta della scuola paritaria sapendo di poter contare sul contributo regionale”.

Un chiarimento, quello fatto da Giorgio Gori, che non è certo frutto di casualità, ma di un lavoro di approfondimento e confronto fatto con alcuni amici che hanno portato alla sua attenzione la centralità di questo tema per tante famiglie lombarde. A dimostrazione che più dei proclami e degli “al lupo al lupo” conta la capacità di lavorare tenacemente per quel che si ha a cuore.

Qui la lettera inviata al direttore del Sussidiario.

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INQUINAMENTO

Per una regione più verde, produttiva e sana

Anche nel 2017 la #Lombardia ha confermato un triste primato: è la regione con l’aria più inquinata d’Italia. Questo anche perché il Governo Maroni negli ultimi 5 anni ha fatto troppo poco per affrontare questo problema. La #salute delle persone è al primo posto. Per questo le polveri sottili vanno combattute per rendere più pulita l’aria della Lombardia.

Per farlo Giorgio Gori propone di:
– favorire la sostituzione dei veicoli più inquinanti, con contributi a chi non si può permettere un’auto nuova
– fare un grande investimento per lo sviluppo della mobilità elettrica
– sostituire tutte le caldaie a gasolio entro 5 anni
– promuovere la riqualificazione energetica degli edifici (anche dei condomìni)
– stop a nuovi termovalorizzatori, con progressiva chiusura di quelli meno efficienti
– favorire l’utilizzo del treno attraverso un servizio più efficiente e interconnesso con i sistemi di trasporto locali

Ambiente e #imprese non sono in contrasto: lo sviluppo di un modello produttivo sostenibile, così come accade in molte regioni d’Europa è possibile anche in Lombardia. Qui si gioca una partita decisiva per la vita e il futuro di tutti!

#FareMeglio #VolaColombo #Lombardia2018

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FORMAZIONE E ALTERNANZA

Dalla scuola soluzioni concrete per sostenere il futuro dei giovani

Il centrodestra proclama di aver ottenuto risultati straordinari per i giovani lombardi, ma i dati dicono altro. In #Lombardia 1 giovane su 5 non studia e non lavora, 3 giovani su 10 sono disoccupati, il 12% dei ragazzi abbandona la scuola dell’obbligo prima della fine degli studi e solo il 30% raggiunge un livello di studi universitario (contro una media europea del 40%). Molti, inoltre, sempre più spesso sono costretti ad emigrare all’estero per realizzare le proprie aspirazioni, lasciando i luoghi dove sono nati e cresciuti per trovare #lavoro.

Le risposte a questi problemi partono inevitabilmente dalla #scuola e dal suo rapporto col mondo del #lavoro. La #formazione è la giusta risposta a questi problemi ed è doppiamente importante: è un fattore fondamentale per lo sviluppo della nostra economia e nel contempo serve a fare ripartire l’ascensore sociale e a realizzare l’eguaglianza delle opportunità.

Il programma di Giorgio Gori prevede un potenziamento della #formazione professionale, legandola ai bisogni delle imprese sul territorio:
– più risorse a favore del diritto allo studio;
– potenziamento dell’Istruzione e Formazione Professionale, da organizzare basandosi sulla vocazione produttiva dei diversi territori e delle imprese: è sul territorio, con le sue specificità è caratteristiche, che si crea lo sviluppo e l’occupazione;
– il raddoppio, in accordo col MIUR, dell’offerta di Istruzione Tecnica Superiore, che offre ai giovani in possesso di diploma di istruzione secondaria corsi di specializzazione tecnologica in settori prioritari per lo sviluppo economico e la competitivitá, perché è una formazione di eccellenza che crea occupazione qualificata.

#FareMeglio si può

#VolaColombo #Lombardia2018

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Sanità

Un servizio sempre più vicino al cittadino

Durante le settimane di picco dell’influenza i Pronto Soccorso degli ospedali lombardi sono stati messi a dura prova e migliaia di cittadini sono stati costretti a lunghissime #code prima di essere visitati.

La Regione dice che la colpa è dei medici di base, ma questo non è vero. Il problema nasce perché nella sanità lombarda tutto si riversa sugli #ospedali. Così, invece di concentrare le risorse verso le patologie più acute o complesse, questi sono costretti a lavorare oltre i propri limiti.

“Meno ospedale e più territorio” era lo slogan della riforma sanitaria voluta da Maroni e Gallera: una promessa evidentemente non mantenuta. Tra le proposte di Giorgio Gori per affrontare questa situazione c’è lo sviluppo sul territorio regionale di una rete capillare di #ambulatori, vicini ai pazienti, aperti 7 giorni su 7 per almeno 12 ore al giorno.

#FareMeglio #VolaColombo #Lombardia2018

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Conciliazione Vita – Lavoro

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CONCILIAZIONE VITA LAVORO

Più servizi per l’infanzia, più donne libere di lavorare.

I dati dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro parlano chiaro: nel 2016 in Lombardia ben 5.000 mamme hanno dato le dimissioni per “difficoltà nella gestione delle cure familiari”. Più di 3.000 hanno dichiarato di averlo fatto perché i figli non sono stati accolti al nido, perché non avevano parenti che potessero aiutarle o perché i costi per l’assistenza privata (babysitter, tagesmutter) erano troppo gravosi.

Bisogna far di tutto per rimuovere gli ostacoli che allontanano le donne dal mondo del lavoro, perché è importante per lo sviluppo della nostra regione ma, soprattutto,perché è giusto farlo.

Giorgio Gori una volta eletto Presidente della Regione Lombardia si impegna a realizzare 5.000 nuovi posti negli asili nido e a rendere il costo più accessibile alle famiglie. Perché anche in questo la Lombardia possa essere ai livelli dei Paesi più avanzati d’Europa:

#FareMeglio #VolaColombo #Lombardia2018

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A proposito di elezioni

Anche stavolta non mi sono tirata indietro. Anzi, ho raddoppiato gli sforzi.

Sarò infatti candidata sia in Regione con la lista a sostegno di @Giorgio Gori, sia al Senato con Beatrice Lorenzin. Per quelli che negli ultimi mesi mi sono stati vicini queste scelte appariranno quasi naturali, frutto di un lungo percorso di riflessione e confronto iniziato da più di un anno. Ma in tanti altri immagino sorga la domanda “Perchè?”.

Partiamo dalla Lombardia. Siamo la più grande regione d’Italia, una regione operosa, produttiva e ricca di eccellenze e che per anni ha fatto scuola su sussidiarietà, libertà di scelta ed efficienza grazie alla lungimiranza politica di chi l’ha amministrata. In questi cinque anni di governo a trazione leghista, nonostante tante aspettative, molto di tutto questo mi pare sia andato perso. I risultati sono stati modesti e, anzi, in molti casi si sono fatti passi indietro rispetto al 2013.
In questo frangente storico credo che Giorgio Gori sia la persona giusta per ridare slancio alla Lombardia. Ha competenza, passione ed entusiasmo. Ha un programma liberale, riformista e attento a ciò che ho sempre messo al centro della mia azione politica: le persone. Inoltre, e questo non mi pare assolutamente scontato, Gori è l’unico che parla di e alle donne. E parlarne significa riflettere di famiglia, di giovani e di anziani, di lavoro e, soprattutto, di conciliazione tra tutti questi aspetti. Le donne sono il fulcro di mondi fondamentali per il nostro futuro e sono un valore aggiunto di cui tanti si sono dimenticati in questi anni. Penso che Gori sia il presidente giusto per una Lombardia migliore per tutti, una Lombardia che negli ultimi cinque anni ha vissuto della rendita politica degli anni precedenti, ma che ora ha bisogno di un cambio di passo.

E poi è arrivata la proposta di candidarmi con Beatrice Lorenzin, nella lista di Civica Popolare, al Senato. Ho detto si perché è una donna preparata, determinata, concreta, che punta dritto ai risultati per il bene di tutti, senza timori, senza fronzoli e senza promettere ciò che sa già non potrà mantenere. Lo ha dimostrato nel corso degli ultimi cinque anni come ministro della Sanità in tante battaglie e decisioni difficili che si è trovata davanti. L’ultima, forse la più importante, è quella sui vaccini dove sta combattendo l’ignoranza scientifica, ribattendo colpo su colpo alle affermazioni di leader populisti che non hanno a cuore la salute delle persone e mentono sapendo di mentire solo per ottenere consensi elettorali.
Viviamo un tempo in cui si presentano sempre di più problematiche difficili e complesse che richiedono soluzioni pragmatiche e non ideologiche e il più possibile condivise nell’interesse di tutti. Credo perciò che sia in questa direzione che chi amministrerà la regione e il Paese dovrà operare.

Quanto a me, chi mi conosce sa che sono e resterò moderata nei contenuti, nelle azioni e nei toni, in politica come nella vita. Nel mio operare sia in ambito sociale che politico mi sono sempre ispirata alla dottrina sociale della Chiesa e ogni volta che mi è stato possibile mi sono adoperata per il perseguimento del bene comune. Nelle parole e nei fatti. La prima coerenza verso me stessa e la mia storia politica e umana e verso coloro che mi hanno sempre sostenuto in questi anni accordandomi la loro preferenza credo sia quella di tenere fede a questo mio modo di essere. Un’amica, commentando la mia scelta, mi ha detto che per me la politica “é un battito del cuore”. Credo sia proprio così. E anche questa volta ce lo metterò tutto.

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194 GRAZIE! ORA APPOGGIO ALBERTO CENTINAIO

Vorrei ringraziare tutte le persone che hanno dimostrato grande stima nei confronti delle due liste, Alternativa Popolare e Giovani Popolari, che hanno sostenuto Luciano Guidi candidato sindaco e accordato a me così tante preferenze: ben 194, un risultato di tutto rispetto se rapportato alla percentuale ottenuta complessivamente dalla mia lista.

Insieme a Luciano Guidi, col quale ho condiviso questi ultimi cinque anni di presenza all’interno del consiglio comunale come gruppo di minoranza, ho svolto una opposizione responsabile e ho il più  possibile condiviso con la maggioranza le grandi decisioni nell’esclusivo interesse di Legnano e dei suoi cittadini. Con i vertici del nostro partito prima dell’inizio della campagna elettorale abbiamo fatto una riflessione attenta e approfondita in vista di possibili alleanze; non abbiamo mai fatto mistero delle nostre divergenze di vedute in merito. Credo che questo sia positivo, segno che aderiamo ad un partito che considera il dialogo interno un valore aggiunto e non un’obiezione, aspetto non facilmente riscontrabile tra le varie aggregazioni politiche in circolazione, cosa che fa onore a noi e ai nostri coordinatori a vario livello.

Abbiamo perciò deciso come partito di intraprendere un nostro percorso al di fuori della coalizione di centrodestra, nostra storica collocazione, in sintonia con la linea adottata a livello nazionale da Alternativa Popolare; inoltre non ci sono state le condizioni politiche per poter condividere un cammino comune all’interno del centrodestra, né una seria volontà di cambiamento e discontinuità col passato. Anche nel programma elettorale che ne è conseguito abbiamo voluto riaffermare con chiarezza i contenuti moderati e i valori che hanno sempre fatto parte della nostra storia politica e che maggiormente caratterizzano la nostra azione.

È stata una campagna elettorale entusiasmante, vissuta con tante persone che hanno deciso di condividere il nostro programma e la nostra scelta coraggiosa di correre da soli; ci si è contagiati reciprocamente, giovani e meno giovani, mettendo insieme idee nuove ed esperienza e producendo un mix davvero interessante che costituisce una buona base per continuare il cammino comune.

Ora però è il momento di operare una scelta. La diversità di sensibilità e di giudizio su chi più meriti di guidare la nostra città sono emerse non solo tra me e Luciano, ma anche all’interno del nostro gruppo di candidati e simpatizzanti; perciò, nel rispetto di tutti, abbiamo condiviso la decisione di lasciare libertà di scelta sul candidato.

La mia personale non è ovviamente basata su giudizi che riguardano le persone dei due candidati in ballottaggio che godono entrambi della mia stima. Ciò che orienta la mia scelta sono contenuti concreti di programma che fanno intravvedere una possibilità di apertura ad un lavoro condiviso, finalizzato alla tutela del bene comune nell’interesse esclusivo della città, che possa superare la logica della contrapposizione tra schieramenti fine a se stessa nella quale non ho mai creduto. Credo di averlo dimostrato concretamente nell’azione politica svolta negli ultimi dieci anni al servizio della mia città in consiglio comunale, in maggioranza prima ed in minoranza poi.

Viviamo un tempo in cui si presentano sempre di più problematiche difficili e complesse che richiedono soluzioni pragmatiche e non ideologiche e il più possibile condivise nell’interesse di tutti. Anche Legnano non si sottrae a questa situazione, perciò credo che sia in questa direzione che chi amministrerà la città dovrà operare.

Quanto a me, sono da sempre una persona impegnata nel sociale, moderata nei contenuti, nelle azioni e nei toni, in politica come nella vita. Nel mio operare sia in ambito sociale che politico mi sono sempre ispirata alla dottrina sociale della Chiesa e mi sono sempre adoperata per il perseguimento del bene comune, nelle parole e nei fatti. La prima coerenza verso me stessa e la mia storia politica e umana e verso coloro che mi hanno accordato la preferenza anche in queste elezioni, credo sia quella di tenere fede a questo mio modo di essere e di operare anche se non più come parte  attiva nel consiglio comunale di Legnano. È in questa direzione che continuerò ad impegnarmi e ad operare come ho sempre fatto.

In coerenza con tutte le ragioni che ho esposto, ho deciso di accordare la mia preferenza ad Alberto Centinaio.

Nella vita come in politica ci ho sempre messo la faccia in prima persona e non mi sono mai sottratta ai giudizi che ne sono conseguiti. Lo sto facendo anche in questo momento.

Colgo l’occasione per invitare coloro che hanno disertato le urne al primo turno, percentuale purtroppo alta, di andare a votare domenica 25 giugno. Si parla del futuro della propria città. Ognuno può avere la propria opinione, gli è chiesto solo di esprimerla responsabilmente operando una scelta. Non ci si può sempre e solo lamentare poi di quel che non si è scelto quando se ne aveva la possibilità.

Buon voto a tutti.

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Il sistema proporzionale: legge elettorale dannosa. Il pensiero di Angelo Panebianco. Come non condividere?

Il cosiddetto modello tedesco potrebbe portarci in pochi anni alla dissoluzione della democrazia: aumenteranno la frammentazione e il rischio instabilità

disegno di Emanuele Lamedica

Chissà se i deputati che fra non molto voteranno in Aula la legge elettorale soprannominata «il modello tedesco» (niente più latinorum?), avranno la consapevolezza di partecipare a una seduta storica? Potrebbe prendere il via un gioco di azioni e reazioni tale da provocare, in pochi anni, la dissoluzione della democrazia. I più superficiali dicono che siccome abbiamo vissuto di proporzionale per cinquant’anni, possiamo farlo per altri cinquanta. Peccato che manchino entrambe le condizioni che resero allora possibile la democrazia proporzionalistica. Mancano partiti politici forti e socialmente radicati e una collocazione internazionale resa ultra-stabile dalla Guerra fredda e dalla politica dei blocchi. Senza contare che nell’ultima parte di quel cinquantennio, in un periodo di pace, accumulammo un debito pubblico superiore a quello che si ritrovano certi Paesi al termine di guerre devastanti. Come ha detto Walter Veltroni nella bella intervista rilasciata a questo giornale il 2 giugno, con la proporzionale aumenterà la frammentazione e si rischierà l’instabilità totale. Inoltre, l’impossibilità dell’alternanza e gli accordi di governo fatti dopo le elezioni rafforzeranno l’ostilità che tanti italiani già nutrono per la democrazia rappresentativa.

Chi scrive non si è mai unito in passato al coro, sguaiato e tristo, degli antiberlusconiani viscerali, un tempo numerosissimi. Per questo ora posso permettermi di dire che le responsabilità di Berlusconi, in questa fase, sono gravi. Ha cominciato con il voltafaccia sul referendum costituzionale. Egli aveva anche buone ragioni nel suo contenzioso con Renzi. Ma il risultato è stato disastroso. Probabilmente il «sì» avrebbe perso ugualmente. Ma, forse, avrebbe perso di misura, non con un «cappotto» che ha messo per sempre la parola fine sulla possibilità di una riforma costituzionale. È davvero così soddisfatto Berlusconi di avere contribuito a rendere per sempre intoccabile la «Costituzione più bella del mondo»? Ha poi continuato sostenendo a spada tratta il sistema proporzionale (e fornendo così l’alibi più autorevole a un Parlamento composto da persone che non chiedono altro). Con il maggioritario avrebbe costretto la Lega a ridurre il tasso di estremismo. Soprattutto, centrosinistra e centrodestra avrebbero potuto ricostituire (come a Milano) un assetto bipolare, mettendo fuori gioco i 5Stelle. Se è la paura dei 5Stelle al governo che ha dettato l’agenda di Berlusconi, egli sappia che nulla meglio della proporzionale servirà a gettare il Paese in grembo a quel movimento. Ve ne accorgerete quando, dopo le elezioni, scoprirete che non ci sono maggioranze stabili possibili e che l’ingovernabilità gonfierà ulteriormente i consensi dei 5Stelle. La proporzionale non è in grado di fermare i partiti antisistema. Anzi, consentendo loro di non stringere alleanze preelettorali, esalta, agli occhi degli elettori, la loro purezza, la loro indisponibilità a compromessi. Non fu la proporzionale a fermare il Pci durante la cosiddetta Prima repubblica: fu la Guerra fredda.

Il movimento 5Stelle è rappresentativo di una parte (a quanto pare, assai ampia) del Paese, desiderosa di prendere congedo dalla modernità. I 5Stelle tirano quotidiane bordate contro i suoi fondamenti: la scienza, la democrazia rappresentativa, l’economia di mercato. Vogliamo limitarci a dire che non sono attrezzati per governare una società industriale complessa? Si noti che nemmeno i loro potenziali alleati, ossia le parti più politicizzate della magistratura, sia ordinaria che amministrativa, possiedono le competenze per un simile governo. Nel caso dei magistrati ordinari politicizzati, una «visione del mondo» incapace di interpretare la realtà se non attraverso il filtro del diritto penale, l’incomprensione — che caratterizza tanti di loro — delle esigenze di un’economia di mercato, e, infine, la loro tendenza a pensare (al pari di certi giudici costituzionali) che la discrezionalità politica sia incostituzionale o in odor di reato, rendono i loro atteggiamenti poco compatibili con la democrazia liberale. È su questo comune terreno che essi possono trovare una stabile intesa con i 5Stelle. Ci sono poi certi settori della magistratura amministrativa, quelli la cui ragion d’essere consiste nella difesa a oltranza del pubblico impiego, dei suoi privilegi, e delle sue storiche arretratezze e inefficienze. Non è un caso che i 5Stelle abbiano applaudito la sentenza del Tar del Lazio sui direttori dei musei.

Un’alleanza 5Stelle/magistrature (una parte di esse) sarebbe fortissima. Chi vi si opponesse lo farebbe a suo rischio e pericolo. L’incompetenza non sarebbe sufficiente a metterla fuori gioco in breve tempo. I regimi populisti (vedi il caso del presidente Maduro in Venezuela) sono capaci di durare a lungo. Usando anche massicci trasferimenti di reddito e regalie al pubblico impiego a scapito dei «ricchi», ossia del settore privato. Inoltre, un «nemico» (l’oligarchia, la casta, i poteri forti) ai cui complotti attribuire le difficoltà del governare, e i connessi disastri, si trova sempre. Aiuterebbe anche il cambiamento di collocazione internazionale: allentamento dei legami con l’Europa, sostituzione dell’influenza americana con quella russa.

Come definirebbero gli storici futuri un simile regime? Forse, come una democrazia giudiziaria (una forma inedita di autoritarismo) condita con molta — assai più antica — salsa latinoamericana (un misto di peronismo argentino, aprismo peruviano, chavismo venezuelano).

Aggiungo una notazione. Per pudore se ne parla poco ma c’è un’economia che cresce, e molto, al Nord, e un’economia stagnante al Sud. La forbice fra Nord e Sud, in questi anni, si è divaricata ulteriormente. Solo istituzioni solide capaci di ridurre la frammentazione politica e favorire la governabilità potrebbero consentire alla democrazia di assorbire le tensioni generate da questa accresciuta divisione.

Quando si dice che la politica sia l’arte del possibile si intende dire che i politici hanno sempre un orizzonte limitato, ossia che chi fa politica è costretto a tener conto solo del proprio interesse a breve termine. Di solito è così e i moralismi in merito sono inutili e noiosi. Ma ci sono anche particolari frangenti storici in cui un politico di razza capisce che il proprio interesse a breve potrebbe scontrarsi con l’interesse a medio termine di tutti, lui compreso (ribadisco: lui compreso), e ne tiene conto. Sarebbe utile capire se in giro è rimasto qualche politico di razza.

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Elezioni amministrative, votare di pancia o di testa? Ci aiuta l’editoriale di Vittadini.

Amministrative, talebani nostrani

L’Italia è ormai dipinta come un paese in nero dove nulla funziona e tutti fanni i furbi. E allora meglio votare di pancia. In realtà non è vero, ecco perché. GIORGIO VITTADINI

Foto LaPresse

Sabato mattina. Un amico manda un messaggio ad una chat comune con contenuti apocalittici, più o meno questi: siamo in balia di ondate di disperati senza controllo e i politici sono approfittatori inutili che vivono alle spalle di tutti. Eppure è persona per niente sprovveduta, sa bene che la realtà è sempre complessa e che l’emotività è cattiva consigliera, va e viene e prima o poi prescinde dal dato di realtà.

Mi chiedo cosa stia succedendo. Sulla rete, soprattutto nelle enclave chiuse dove ci si galvanizza tra persone che la pensano allo stesso modo, se ne sentono di tutti i colori. Il massimo del minimo lo si raggiunse quando qualcuno, pubblicamente, disse che bisognava votare con la pancia, non con la testa. D’altra parte, è anche vero che, anche se in maniera più silente, un mare di persone sa esprimere il suo disappunto in modo più utile e costruttivo. Comunque, non posso fare a meno di pormi una domanda: senza un po’ di fiducia dove si arriverà?

Ad un certo punto si è cominciato a dipingere un paese senza chiaroscuri, ma solo in nero: la scuola fa tutta schifo e l’università è solo luogo di baronaggio e nepotismo; le grandi imprese pubbliche rimaste sono corrotte; le piccole imprese tutte da rottamare; le non profit e le Ong luogo di malaffare; i dipendenti pubblici, tutti fannulloni; il Sud è solo mafia; gli immigrati sono terroristi o portatori di salvezza senza distinzioni; l’Europa è l’unica origine dei nostri mali oppure entità a cui vendersi senza discutere.

In molti casi si prende spunto da fatti reali, ma la narrazione sancisce quanto la nostra sia una democrazia immatura, se non ammalata, perché si è smarrita la capacità di distinguere, di ragionare, di approfondire, di essere puntuali e non banali, di criticare con il fioretto anziché con la clava.

In sostanza, si è ereditato non il meglio delle ideologie del secolo scorso, ma il peggio: discredito, maldicenza, “tanto peggio tanto meglio”.

Questa non vuole essere la difesa d’ufficio di ciò che non funziona nel nostro Paese. E negare che ci sono problemi sarebbe un’assurdità.

Ma bisogna essere consapevoli che c’è un modo di trattare i problemi che impedisce di affrontarli e contribuisce ad affossarci sempre più.

Il problema è grave, tanto più perché tra pochi giorni molte città saranno chiamate alle urne per eleggere i rappresentanti delle amministrazioni locali. Anche un’analisi accurata di programmi e persone, come potrà aiutare a scegliere un candidato, se “tanto sono tutti uguali” e niente cambierà?

Anche programmi e idee che sulla carta appaiono validi, come possono essere portati avanti se sono usati come una clava per prendere le distanze da qualcuno?

Insomma, il punto è: la vita, la realtà, è solo qualcosa da cui difendersi?

C’è una strada alternativa per scegliere ed impegnarsi?

La situazione è tutt’altro che semplice, e la sfiducia è comprensibile, e forse dico una banalità se faccio notare che girando l’Italia, incontrando persone e conoscendo iniziative, si scopre che la realtà è molto più variegata di quanto sembri e che è possibile ricominciare perché c’è molto di buono da cui partire. Non penso a numeri e statistiche, ma a quello che ho avuto modo di vedere e sentire.

Tante scuole si stanno rinnovando per essere più efficaci nell’introdurre i ragazzi nel mondo del lavoro, le università italiane garantiscono ancora un’ottima preparazione, tante aziende pubbliche e private sono delle eccellenze, moltissime piccole e medie imprese private hanno svoltato e aumentano dimensioni e fatturato. Ci sono coraggiose non profit e Ong che ogni giorno ridanno speranza a un mare di bisognosi.

Perché non si può muoversi e decidere in base all’esistenza di questi fatti esistono? Perché vecchi e nuovi partiti, rinunciando a tribuni di plastica e a inganni populisti, non si fanno interpreti e portavoce di questi fatti sostenendoli e incrementandoli?

Il vero problema allora sta tutto nel riprendere coscienza di sé, del nostro personale desiderio di contribuire al bene comune, di servirlo, con gratuità. Sembra una pia illusione. Eppure è lo spirito che, pur tra tanti errori e contraddizioni, ha costruito il nostro Paese lungo tutta la sua storia. Senza questo spirito, rimangono, appunto, solo errori e contraddizioni.

Se tornerà a diffondersi questo spirito di libertà, di rischio e di fiducia, potremo tornare a vedere anche la costruzione di nuove opere. E “pubblico” tornerà a significare “teso al bene comune”, e di esso faranno parte sia realtà statali che private. In quel partenariato che è il vero futuro soprattutto per le amministrazioni locali.

Così, forse si riuscirà a riscoprire che ogni “altro”, sincero e vero, è una risorsa per tutti, come raccontava Luciano Violante a proposito di un episodio emblematico a cui aveva assistito in Parlamento. Mentre un politico parlava, veniva interrotto e insultato da un parlamentare di un altro partito. Ad un certo punto il suo capogruppo si è avvicinato e gli ha detto: quando la sessione finisce tu vai, ti scusi e gli offri un caffè e instauri un dialogo con lui perché con questa persona devi imparare a lavorare.

Sono passati i giorni della ricorrenza della strage di Capaci, ma è utile ricordare uno dei moniti più importanti di Giovanni Falcone: “la cultura del sospetto non è l’anticamera della verità, ma l’anticamera del khomeinismo”.

Il buio che avanza è quello che prende possesso dei nostri cuori e delle nostre menti.

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